Veltroni ha ribadito le condizioni di un’Italia diversa: la società
che vogliamo fare non è un astratto modello alternativo. Basta alla
crescita concentrata in poche mani e alla povertà attorno. Ricordate
cosa diceva Bob Kennedy?
“Non possiamo misurare i successi del paese sulla base del prodotto
interno lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la
pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre
autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di
casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende
programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti
violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm,
missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare
la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli
equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che
aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi
popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della
qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori
familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri
pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri
tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura
né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né
la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al
nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita
veramente degna di essere vissuta”.
Ha concluso Veltroni: “Sono le parole di un vero riformista, di un
vero democratico. Nessuno resti solo”.
Ora Walter ha convinto tutti che vuole cambiare l’Italia,ma la domanda e’ l’Italia vuole cambiare?
A prima vista guardandoci onestamente negli occhi la risposta potrebbe sembrare no,no troppi conservatori di destra troppi conservatori di sinistra troppi moderati paurosi troppo cattolici poco fervidi o troppo zelanti.e l’immagine che ne viene fuori e’ quella di un mare in subbuglio,questa la societa’ Italiana,e Walter aveva intuito bene la necessita’ di richiamare la metafora della nave per riportare il timone a posto e riprendere la rotta verso destini sereni.Beh la sua evocazione diu questo futuro ad un certo punto si e’ come fermata sull’uscio della porta quasi timorosa di entrare nella casa degli Italiani,timorosa non per scarsa convinzione nei propri mezzi ma per quella timidezza tutta italiana di chi teme di entrare in una casa gia ‘occupata,timidezza vera forse ingenua ma che anima le genti italiche da sud a nord,quel timore di dare fastidio di essere di peso,che a volte nelle citta’ fa ridurre le conversazioni a brevi scambi di convenevoli.Beh ora Walter devi fare quel passo in piu’ devi sperare qualla speranza che ci hai infuso dal Lingotto e che ci ha movimentato per mercati,blog,piazze gazebo votazioni reti mail camper eventi dibattiti iniziative comizi giorni notti sere aperitivi che da quando tu hai rotto gli indugi sono diventati il pane per ogni volontario del Pd.Ora quel passo devi farlo tu devi chiedere permesso ed entrare nel cuore delle case degli Italiani,loro non ti hanno scacciato come avrebbero fatto fino a 2 0 5 anni fa,ti hanno lasciato all’ingresso prudenti come sei tu,incerti se accoglierti per un caffe’,quasi desiderando farlo ma non osando.Ora sei tu che devi accettare quel caffe’ che non ti hanno offerto devi fare un passo verso di loro sicuro che ti accoglieranno perche’ tu conosci la chiave per entrare nel loro cuore,pensaci Walter,il cuore degli Italiani sono i figli.si’ i figli,si i figli che le mamme chiameranno bambino fino a 50anni(niente di piu’lontano da PADOA SCHIOPPA E I SUOI BAMBOCCIONI),gli italiani darebbero l’anima padri e madri nonni e nonne zie e zii per i figli,per i figli farebbero qualsiasi cosa.E fuori da ogni razionalita’ se il bene che vedono per i loro figli non si domandano ne’ come si chiama ne da dove viene,questa e’ la tua forza Walter.
Hai spiegato tutto e si e’ capito che hai i mezzi per fare quello che dici ora devi farli sognare,ma non i sogni ingannevoli dei venditori,i sogni veri quelli delle mamme e dei papa’ per i loro figli!
Parti da li’ Walter!parti dai figli dalla loro istruzione che e’ la sicurezza piu grande che un bambino puo’ avere,quel desiderio di dare il sapere che non avevano avuto loro fu il motore che animo’ la generazione del dopoguerra il desiderio che i loro figli possedessero un sapere che li allontanasse dalla barbarie che avevano visto coi loro occhi la barbarie della storia umana che era passata sopra le loro teste le loro vite le loro famiglie la barbarie della seconda guerra mondiale.
Parti da li’ in quest’ultima settimana di campagna elettorale. Dall’Istruzione,da un progetto di cultura che non possa finire con la prossima crisi di governo.L’istruzione e’ quel che fa dormnire un papa e una mamma perche da’ un senso ai sacrifici,da un senso perche’ l’Istruzione non puo’ essere abrogata come un buono spesa o una defiscalizzazione.No l’istruzione e’ quel che durera’ aldila’ della vita dei genitori nei figli e’ l’unica cosa che puo’ dare una speranza non per dopodomani ma per tra 10anni,tra 20anni.
Penso che l’angoscia maggiore per un padre e’ quella di non aver avuto abbastanza tempo per insegnare ai figli,o di averne perso troppo.Walter ridai questa speranza con un grande progetto sull’istruzione,un progetto che coinvolga anche i genitori che faccia apprendere loro insieme ai figli l’informatica ma sopratutto l’immenso potenziale creativo della mente umana di cui pc e web sono solo un meraviglioso strumento.Un progetto da 1 a 99 anni che parta dai nido dove la qualita’ e la preparazione psicopedagogica degli operatori deve fare la differenza,passando per la scuola e l’universita’ dove ad ogni livello deve sviluppare in primo luogo la persona,rendendola capace di affrontare le sfide del mercato del lavoro attuale,ma sopratutto di perseguire il suo personale disegno di Felicita’.E poi la formazione sui luoghi di lavoro dove le donne devono aver la possibilita’ di avere i nido interni,cosa che potrebbe migliorare non solo la quantita’ ma la qualita’ del lavoro e delle relazioni che poi di quel lavoro sono grande parte.E’ da un grande progetto sull’Istruzione1-99 che l’Italia puo’ ritrovare quel fermento che pare perduto.
Sorprende questa proposta del candidato premier Walter Veltroni,sorprende perche’ mostra come e’ possibile far recuperare subito ai pensionati potere d’acquisto a partire da Luglio2008.Sorprende perche’ non coinvolge solo le pensioni basse ma anche quelle medie fino a 55mila euro.Sorprende perche’ dimostra che senza aumentare la spesa pubblica ma agendo sul taglio fiscale(o,2%!) e’ possibile da subito dare una forte boccata di ossigeno a chi ne ha davvero bisogno,ponendo le basi su cui si impostera’ il sistema che parametrera’ le pensioni al costo della vita in maniera definitiva e progressiva.Un colpo da maestro che preannuncia gli ultimi 18giorni di campagna elettorale come i piu’ concreti che gli italiani ricordino.Il sistema Italia che e’ dato da tutti come malato ha trovato finalmente chi dice quello che pensa e fa quello che dice.
Le proposte del PD sulle pensioni 1.
Con il Decreto Legge del Luglio 2007 sono state introdotte significative novità a
favore dei pensionati di età superiore ai 64 anni, con un reddito annuo non
superiore a 8.675,03 euro nel 2008 (la somma corrisponde ad una volta e mezza il
trattamento minimo).
La somma aggiuntiva, nel 2008, varia tra 336 e 504 euro, a seconda dell’anzianità
contributiva. Si tratta di un intervento (denominato “14ª mensilità”) che ha
interessato 3 milioni di pensionati, cui si aggiungeranno 400.000 aventi diritto cui è
stato richiesto il RED e saranno liquidati ad Aprile 2008.
2.
Per affrontare il problema della difesa del potere d’acquisto delle pensioni superiori
a quelle fatte oggetto dell’intervento denominato “14ª mensilità”, è possibile
utilizzare la leva fiscale.
L’intervento previsto riguarda i pensionati di oltre 65 anni e determina, a partire dal
1 Luglio 2008, un incremento medio di quasi 400 euro l’anno per le pensioni fino a
25.000 euro l’anno ( fino a circa 2.000 euro al mese) e un incremento tra i 250 ed i
100 euro l’anno per le pensioni di importo compreso tra 25.000 e 55.000 euro
l’anno.
In particolare, vengono innalzate le detrazioni previste per i redditi da pensione in
funzione dell’età anagrafica, in modo tale da incrementare maggiormente, per ogni
dato livello di pensione, le pensioni più vecchie, ossia le pensioni più distanti dalla
data del pensionamento e quindi maggiormente erose dalla perdita di potere
d’acquisto.
Per i pensionati con età compresa tra 65 e 70 anni, la detrazione per il reddito da
pensione viene portata a 1940 euro (oggi, 1725 euro) ed il reddito di riferimento a
8435 euro (oggi, 7500 euro). Per ogni dato livello di pensione, la detrazione
aumenta con l’aumentare dell’età anagrafica fino ad arrivare a 2.140 euro per i
pensionati di oltre 75 anni (il reddito di riferimento sale a 9340 euro), i quali sono
pensionati da circa 15 anni (in media). Le detrazioni, analogamente a quanto
Partito Democratico http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DO…
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avviene oggi, si riducono man mano che aumenta il reddito, fino ad azzerarsi per i
redditi pari o superiori a 55.000 euro l’anno.
Il costo complessivo degli interventi descritti è circa 2,5 miliardi di euro l’anno (in altre
parole, a regime, la pressione fiscale si riduce di quasi 0,2 punti percentuali di PIL). Le
misure entrano in vigore a partire dal 1 Luglio 2008.
3.
Ci sono due problemi legati all’attuale meccanismo di indicizzazione delle pensioni,
che prende come riferimento l’indice generale dei prezzi al consumo.
Il primo problema è che l’indice generale dei prezzi al consumo dell’Istat ignora voci
che hanno un peso rilevante nei consumi dei pensionati, coprendoli in maniera
inadeguata dal rischio di un aumento del costo della vita.
Il secondo problema è che anche se si riuscissero a mantenere le pensioni in essere
costanti in termini reali (ossia rivalutandole soltanto al costo della vita) si potrebbe
finire, a lungo andare, col generare divari di reddito consistenti fra diverse generazioni
di pensionati (le cosiddette pensioni d’annata) e fra queste e i lavoratori.
Il primo problema potrà essere affrontato non appena l’Istat pubblicherà regolarmente
l’indice del costo della vita delle famiglie di pensionati, riferendo a quest’ultimo
l’adeguamento automatico delle pensioni.
Il secondo problema è di più difficile soluzione, dato il livello già molto elevato della
spesa previdenziale e la necessità di introdurre nuovi istituti di protezione sociale che
proteggano tutti (anche i pensionati) dal rischio di povertà. L’accordo del luglio 2007
prevede la revisione dei coefficienti di trasformazione ogni 3 anni e l’istituzione di una
Commissione che dovrà esprimere un parere entro il 31-12-2008. In questo contesto,
proponiamo che sia fatta oggetto di confronto tra il governo e le parti sociali un’ipotesi
che intervenga sulle regole con cui il montante contributivo viene trasformato in
vitalizio, al fine di migliorare l’indicizzazione delle pensioni. La revisione dovrebbe
portare a rimuovere dal coefficiente di trasformazione del montante contributivo in rate
di pensione l’anticipazione della crescita economica attesa (assunta dalla riforma del
’95 all’1,5 percento all’anno). In tal modo, si potrebbe legare l’indicizzazione “reale”
delle pensioni calcolate con il metodo contributivo (o la quota di ciascuna di esse
regolata dal regime contributivo) all’andamento di un indice di sostenibilità dato dal
rapporto tra spesa pensionistica ed il monte dei redditi da lavoro. Il fine è quello di
permettere ai pensionati di partecipare ai frutti della crescita economica del paese. Se
i redditi da lavoro crescono più della spesa per pensioni i pensionati partecipano in
modo sostenibile alla crescita. Ciò li renderebbe compartecipi di riforme e interventi
che aumentino l’efficienza e la crescita dell’economia e facciano emergere il lavoro
sommerso, cui molti di loro oggi contribuiscono.
4.
La copertura finanziaria dell’intervento.
Come si legge nella Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza pubblica per il
2008, «per raggiungere il pareggio sarà necessario compiere nel triennio 2009-2011
Partito Democratico http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DO…
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un’ulteriore correzione del disavanzo tendenziale a legislazione vigente di circa mezzo
punto di PIL all’anno (intorno ai 20 miliardi nel triennio), nettamente inferiore a quella
realizzata in due anni dal Governo uscente».
La RUEF prosegue sostenendo che «essa dovrebbe essere attuata attraverso il
contenimento della spesa corrente primaria…». Il Programma del Partito Democratico,
nell’Azione n. 1, fissa per il Governo che uscirà dal voto del 13 e del 14 Aprile un
obiettivo più ambizioso: una riduzione della spesa corrente primaria di 0,5 punti di PIL
nel primo anno e di un punto all’anno nei due anni successivi.
Sempre la RUEF, nel Quadro tendenziale e programmatico (Tavola 1.4), mostra come
sia realistico ipotizzare che – senza interventi straordinari di valorizzazione del
patrimonio – il volume globale del debito cada, nel 2011, al 95% del PIL. È dunque
perfettamente realistico l’obiettivo fissato dal Programma del Partito democratico
nell’Azione n. 1, là dove si ipotizzano, entro il 2010, iniziative di valorizzazione del
patrimonio pubblico che possano contribuire a ridurre un poco più rapidamente il
volume globale del debito sotto il 90% del PIL, così da
liberare risorse per almeno mezzo punto di PIL all’anno.
Alla luce di questi realistici impegni di riduzione della spesa corrente primaria, il
finanziamento della riduzione di pressione fiscale sui pensionati può essere messo a
carico dell’aumento di gettito derivante dal mantenimento di «elasticità delle entrate al
PIL che, se pure non forti come quelle degli ultimi due anni» si mantenessero al di
sopra del livello medio della fase 2000-2005. Giova a questo proposito ricordare che,
complessivamente, l’onere derivante dal finanziamento delle misure fiscali previste dal
Programma del Partito Democratico ammonta nel 2009 – dopo il finanziamento
dell’intervento proposto in questa nota integrativa – ad un punto di PIL, che sale a 2,3
punti nel 2012, mantenendosi costante negli anni successivi.
PROSSIMO APPUNTAMENTO PER GIOVEDI’27MARZO ore21 IN CSO GARIBALDI 75
Nei giorni scorsi diverse iniziative si sono svolte a Milano con la partecipazione di Matteo Colaninno,Susanna Camusso,on.Zaccaria tutte volte a far comprendere la svolta davanti a cui siamo e che il PD realizzera’.Il passaggio da un sistema di relazioni basate sulla contrapposizione dipendente/imprenditore Autonomo/Dipendente ad un sistema in cui la cooperazione verso obiettivi economici diventa centrale lasciando il naturale gioco delle parti tra Impresa/sindacato nel suo ambito ovvero su come e in che percentuale dividere il frutto del lavoro.Cosi’ facendo ce’ tutto un mondo di relazioni da inventare per far uscire il mondo del lavoro dalla precarieta’ attuale,e qui sta il ruolo fondamentale della politica e del Partito Democratico in particolare,che dovra’ non solo governare questa trasformazione ma soprattutto guidarla.Con coraggio e fermezza bisogna affrontare uno ad uno i nodi che tengono fermo l’organizzazione del lavoro nel nostro paese ad iniziare dalla precarieta’ che e’ un grandissimo fattore di svalutazione della qualita’ del nostro sistema lavoro e quindi della nostra economia.Il modello di Flexsecurity(che coniuga la flessibilita’ alla formazione continua e a un reddito minimo garantito)che dovra’ essere avviato e che sara’ la piu’ grande trasformazione che riguardera’ direttamente milioni di giovani italiani.Qui sotto quanto controfirmato dai candidati del Pd che a cominciare da Pietro Ichino sono tra i massimi conoscitori della materia e ognuno da un particolarte punto di vista diverso:Questa e’ la garanzia del PD,pluralita’ di esperienze&unita’ di intenti!:
Per dare valore al lavoro
Manifesto Pd sul lavoro
“Impegnati nel mondo del lavoro come rappresentanti dei lavoratori o degli imprenditori, o come studiosi, abbiamo accettato la candidatura nelle liste del Partito Democratico perché siamo convinti che la realizzazione del suo programma può migliorare incisivamente la competitività del nostro sistema economico, la qualità del nostro tessuto produttivo e le condizioni di sicu-rezza e benessere di tutti, a cominciare da chi è più a rischio di precarietà e povertà.
Siamo ben consapevoli che tra lavoratori e imprenditori è fisiologico il contrasto di interessi sulla spartizione del frutto del loro comune lavoro nell’impresa: comporre questo contrasto, anche attraverso nuove forme di democrazia economica e partecipazione, spetta esclusivamente al sistema di relazioni sindacali, in piena autonomia dalla politica. Compito della politica, del Governo del Paese, su di un piano diverso e autonomo da quello delle relazioni sindacali, è invece di interpretare e tradurre in misure efficaci un interesse comune di lavoratori e imprenditori: quello al migliore possibile funzionamento complessivo del sistema economico nazionale, in particolare del mer-cato del lavoro, per consentire la massima crescita dell’occupazione e della ricchezza prodotta. E garantire che nessuno ne sia escluso.
Per questo ci impegniamo a
far sì che aumentino almeno del 10% le persone che lavorano; il problema è soprattutto quello di incrementare il lavoro delle donne, con i servizi alle famiglie e gli sgravi fiscali;
aprire l’Italia agli investimenti stranieri, che portano maggiore domanda di lavoro e innova-zione, entrambe indispensabili per far aumentare stabilmente le retribuzioni;
sostenere le imprese che scelgono l’innovazione e la qualità come strumenti essenziali per competere nell’economia globale;
combattere la precarietà del lavoro in tutte le sue forme, contrastare l’ingiustizia dell’esclusione di milioni di lavoratori dalla protezione della sicurezza del lavoro e del reddito, assumendo come modello quello della migliore flexicurity europea; questo significa coniugare il massimo possibile di flessibilità e adattabilità delle strutture produttive con la libertà delle scelte di vita e con il massimo possibile di eguaglianza di opportunità, di sicurezza e benessere per tutti i lavo-ratori, nessuno escluso;
favorire lo sviluppo della contrattazione collettiva nelle aziende che dà valore al lavoro, au-menta la produttività e la partecipazione dei lavoratori ai suoi frutti;
ridare orgoglio e prestigio al lavoro pubblico, anche voltando pagina rispetto alle inefficienze del settore; per questo occorre introdurre un sistema di trasparenza totale delle amministra-zioni; promuovere, incominciando dai vertici, la cultura della valutazione e della misurazione; applicare incentivi efficaci per premiare il merito e costringere al riallineamento le strutture più inefficienti;
migliorare incisivamente il sistema scolastico e della formazione permanente, grande leva strategica per costruire l’uguaglianza di opportunità, combattere la disuguaglianza crescente tra le persone, consentire una risposta positiva agli shock tecnologici;
promuovere con ogni mezzo e in ogni luogo la cultura della sicurezza e igiene del lavoro e del-la prevenzione degli infortuni, con la formazione, il potenziamento dei controlli ispettivi con-tro il lavoro irregolare; e il sostegno alle imprese che investono nella sicurezza
promuovere gli investimenti nell’innovazione che salvaguardano e valorizzano l’ambiente e il territorio.
Nella scelta delle misure specifiche da adottare per il perseguimento di questi obiettivi ci impegniamo a prestare pragmaticamente la massima attenzione alle esperienze che ci si offrono nel panorama internazionale, a tutte le idee e proposte coerenti con i principi di civiltà e progres-so che ci accomunano.
Pierpaolo Baretta, Franca Biondelli, Antonio Boccuzzi, Massimo Calearo, Matteo Colaninno, Luigi Cocilovo, Cesare Damiano, Sergio D’Antoni, Pietro Ichino, Loredana Ilardi, Maria Paola Merloni, Alessia Mosca, Adriano Musi, Paolo Nerozzi, Achille Passoni, Giancarlo Sangalli, Tiziano Treu”
Remarks of Senator Barack Obama: ‘A More Perfect Union’
Philadelphia, PA | March 18, 2008 As Prepared for Delivery
Noi popolo degli Stati Uniti, allo scopo di garantire una più perfetta unione…
Duecentoventuno anni fa, in una sala che ancora esiste dall´altro lato della strada, un gruppo di uomini si riunì e con queste semplici parole lanciò l´improbabile esperimento democratico americano.
Il documento che produssero [la Costituzione degli Stati Uniti d´America, ndt] alla fine fu sottoscritto ma restò incompleto. Era macchiato dal peccato originale di questa nazione, lo schiavismo.
Naturalmente, la risposta al problema dello schiavismo era già incastonata nella nostra Costituzione, una Costituzione che ha come base fondamentale l´ideale di diritti di cittadinanza uguali per tutti e basati sulla legge; una Costituzione che prometteva al suo popolo libertà e giustizia, e un´unione che poteva e doveva essere perfezionata con il tempo.
Ma delle parole scritte su una pergamena non sarebbero bastate a liberare gli schiavi dalle loro catene o a garantire a uomini e donne di ogni fede e colore il pieno status, con tutti i diritti e doveri che comporta, di cittadino degli Stati Uniti.
Sarebbero serviti gli americani delle generazioni successive disposti a fare la loro parte, con lotte e proteste, nelle strade e nei tribunali, attraverso una guerra civile e la disobbedienza civile, e sempre correndo grandi rischi, per colmare quel divario tra le promesse dei nostri ideali e la realtà della loro epoca.
Ho scelto di correre per la presidenza in questo momento storico perché sono profondamente convinto che non potremo risolvere le sfide della nostra epoca se non le risolveremo insieme, se non perfezioneremo la nostra unione rendendoci conto che le nostre storie possono essere diverse ma che le nostre speranze sono le stesse; che possiamo avere un aspetto diverso e possiamo venire da posti diversi, ma che tutti vogliamo procedere nella stessa direzione, verso un futuro migliore per i nostri figli e per i nostri nipoti.
Questa convinzione viene dalla mia incrollabile fede nell´onestà e nella generosità del popolo americano. Ma viene anche dalla mia personale storia di americano.
Io sono il figlio di un uomo nero del Kenya e di una donna bianca del Kansas. Sono stato cresciuto con l´aiuto di un nonno bianco sopravvissuto alla Grande Depressione per trovarsi poi a combattere nell´armata del generale Patton durante la seconda guerra mondiale, e di una nonna bianca che lavorò alla catena di montaggio di un bombardiere a Fort Leavenworth mentre mio nonno era sotto le armi.
Io sono andato in una delle migliori scuole d´America e ho vissuto in una delle nazioni più povere del mondo. Io sono sposato con un´americana nera che ha nelle vene il sangue di schiavi e di proprietari di schiavi, un´eredità che abbiamo trasmesso alle nostre due adorate figlie.
Ho fratelli, sorelle, nipoti, zie e cugini di ogni razza e tonalità della pelle, sparsi su tre continenti, e fintanto che vivrò non dimenticherò mai che in nessun altro Paese sulla terra la mia storia sarebbe stata anche solo possibile.
È una storia che non fa di me il più convenzionale tra i candidati. Ma è una storia che ha impresso a fuoco nel mio patrimonio genetico l´idea che una nazione è qualcosa di più della somma delle sue parti, che siamo veramente e pluribus unum ["L´unità dalla pluralità"; è il motto nazionale degli Stati Uniti, ndt].
Nelle ultime due settimane, la questione della razza in questa campagna ha assunto tratti particolarmente laceranti.
Abbiamo sentito dire in sostanza che la mia candidatura è una sorta di esercizio di discriminazione positiva, che è basata unicamente sul desiderio di progressisti ingenui di comprare a buon mercato una riconciliazione razziale.
La razza è un problema che questa nazione, a mio parere, non può permettersi di ignorare, in questo momento. Non c´è bisogno qui di metterci a raccontare la storia dell´ingiustizia razziale in questo Paese. Ma dobbiamo ricordare a noi stessi che tantissime delle disparità che esistono oggi nella comunità afroamericana possono essere ricondotte direttamente alle disuguaglianze trasmesse da una generazione precedente, che subì sulla sua pelle il brutale lascito dello schiavismo e della segregazione razziale.
Le scuole segregate erano, e sono, scuole di serie B; ancora non abbiamo risolto questo problema, e l´istruzione di serie B che queste scuole fornivano e forniscono ancora oggi contribuisce a spiegare il generale divario nel successo scolastico tra studenti neri e studenti bianchi.
La discriminazione legalizzata, quando veniva impedito ai neri, spesso attraverso la violenza, di possedere terreni, o quando venivano rifiutati prestiti agli imprenditori afroamericani, o quando un nero che aveva una casa di proprietà non riusciva ad accedere ai mutui della Federal Housing Administration, o quando i neri venivano esclusi dai sindacati, o dalla polizia o dal corpo dei pompieri, ha impedito alle famiglie di colore di accumulare ricchezze sufficienti da lasciare in eredità alle generazioni future.
Questa storia contribuisce a spiegare il divario di reddito e di ricchezza tra bianchi e neri, e le sacche di povertà che ancora persistono in tantissimi centri urbani e comunità rurali.
La mancanza di opportunità economiche per gli uomini di colore, e la vergogna e la frustrazione che derivano dal non riuscire a garantire il mantenimento della propria famiglia hanno contribuito all´erosione delle famiglie nere, un problema che le politiche sociali applicate per molti anni forse hanno peggiorato.
E la mancanza di servizi di base in tantissimi quartieri a maggioranza afroamericana (parchi gioco per i bambini, pattugliamenti di polizia, raccolta regolare dei rifiuti e controllo degli abusi edilizi) ha contribuito a creare una spirale di violenza, degrado e abbandono di cui ancora oggi non riusciamo a liberarci.
Questa eredità di sconfitta è stata trasmessa alle generazioni future, a quei ragazzi, e sempre più anche a quelle ragazze, che vediamo in piedi agli angoli delle strade, o che languiscono nelle nostre prigioni, senza speranza o prospettive per il futuro. Anche per quei neri che ce l´hanno fatta, le problematiche della razza, e del razzismo, continuano a pesare tantissimo nel definire la loro visione del mondo.
Questa rabbia non sempre è produttiva; anzi, fin troppo spesso distoglie l´attenzione dalla risoluzione dei problemi reali; ci impedisce di guardare in faccia le nostre responsabilità per la condizione in cui ci troviamo e impedisce alla comunità afroamericana di stringere quelle alleanze di cui ha bisogno per produrre un cambiamento reale.
Ma la rabbia è reale; è molto forte; e limitarsi a desiderare che scompaia, condannarla senza comprenderne le radici serve soltanto ad approfondire il solco di incomprensione che esiste tra le razze.
Nella comunità bianca, la strada per un´unione più perfetta significa riconoscere che quello che affigge la comunità afroamericana non esiste soltanto nella mente della gente di colore; che il lascito della discriminazione – e i casi di attuali di discriminazione, pur se meno espliciti che in passato – è reale e dev´essere affrontato.
Non soltanto con le parole, ma con i fatti: investendo nelle nostre scuole e nelle nostre comunità; applicando le nostre leggi sui diritti civili e garantendo equità nel nostro sistema giudiziario; offrendo a questa generazione opportunità che per le generazioni precedenti non erano accessibili.
Non mi sarei candidato alla presidenza se non fossi stato convinto fin nel profondo del mio animo che questo è ciò che la stragrande maggioranza degli americani desidera per questo Paese. Questa unione forse non sarà mai perfetta, ma generazione dopo generazione ha dimostrato che è sempre possibile perfezionarla.
.
Sabato Veltroni tocchera’ Milano nel suo giro dell’Italia nuova,
Terra’ il suo comizio nel pomeriggio di sabato tra le case popolari di
via mar jonio,
una scelta forte verso la Milano meno corteggiata,quella che non e’ da
bere ne’ beve all’happy hour.
Una Milano dimenticata da quasi 20 anni di governo cittadino da parte
del Centro destra,
una Milano che vota a destra compatta perche’ della politica conosce
il lato peggiore.
Essere la’ e’ una sfida.Piu’ gente possibile ci sara’
piu’ sara’ importante la svolta che daremo a questa campagna elettorale,
Un onda lunga da sabato in poi anche a Milano cruciale per i tre ordini di motivi
1 la svolta impressionante che il Pd ha impresso al sistema politico
Italiano solo iniziando a decidere
2 l’aspettativa di partecipazione e di una nuova politica che i 3milioni e passa delle primarie hanno portato
alla luce
3 una battaglia di Liberta’ che viene tutelata tramite le politiche Pd per la donna per il lavoro e per il welfare,senza dimenticare i diritti civili a iniziare dal testamento biologico(al riguardo cfr su rainews 24 il caffe’ di C.Mineo con Ignazio Marino,pd).L’evento di Sabato16marzo a San Siro sta suscitando gia’ interesse e pertecipazione tra gli indecisi che vogliono sentire dal vivo le proposte del nuovo leader democratico,ma anche e soprattutto tra tutti coloro che sono interessati ad ascoltare le proposte del Pd in tema sociale che sara’ l’argomento del comizio.
Guidato da Ariel Sharon, più di due anni fa Israele sradicò tutti i suoi civili e ritirò completamente i suoi militari dalla striscia di Gaza, lasciandosi alle spalle un’opportunità senza precedenti per la costruzione di uno stato palestinese, e un impegno internazionale per la creazione di una sorta di nuova Singapore nella depauperata striscia, per non dire dei milioni di dollari in strutture agricole, compreso un complesso di serre famoso in tutto il mondo. Tutto sperperato.
Nessun altro movimento di liberazione nazionale al mondo ha mai ricevuto tanto sostegno e tanti aiuti finanziari come quello palestinese, né si è mai visto offrire una tale opportunità di fare passi avanti decisivi verso la piena indipendenza grazie al ritiro unilaterale dell’esecrato “occupante” da una significativa porzione del territorio rivendicato. Nessun altro movimento di liberazione nazionale ha mai rifiutato così sdegnosamente una tale opportunità, con un’insistenza così caparbia nel continuare a terrorizzare i civili dello stato vicino.
Israele se n’è andato da Gaza, e Hamas non ha fatto altro che intensificare i suoi attacchi contro Israele. I profughi palestinesi sono ancora nei degradati campi, all’interno stesso della striscia di Gaza, dove decenni fa li aveva rinchiusi il regime egiziano. L’idea di un progresso o effettive istituzioni di governo democratico, nella striscia di Gaza, suona come oggi un’amara barzelletta.
Le implacabili aggressioni, lanciate a partire da aree civili in quella stessa striscia di Gaza da cui Israele se n’è andato, e che traumatizzano la regione meridionale d’Israele provocando feriti, danni e morti, non possono in alcun modo essere onestamente interpretate come “gesta commesse nel corso di una guerra di liberazione nazionale contro il colonialismo, l’apartheid o un’occupazione militare”. È ora che gli esperti diplomatici dell’Onu e i tanti altri statisti internazionali la smettano di trovare giustificazioni per i suprematisti totalitari islamisti, fingendo di non conoscere le loro mire esplicite e inappagabili.
Chi scrive conviene che Israele, se vuole preservare al contempo il proprio carattere ebraico e democratico, deve cedere territori che ritiene storicamente suoi, e deve separarsi dai palestinesi. Attendiamo con ansia il giorno in cui i palestinesi vivranno indipendenti e in pace, a fianco di Israele. Ma il “disimpegno” di Sharon non ha avvicinato quel giorno. E il fallimento è tutto dei palestinesi.
Una mentalità che odia Israele più di quanto non insegua la propria stessa libertà non verrà modificata dal ritiro israeliano, né da finanziamenti e simpatie internazionali senza fine. Una dirigenza che istiga all’odio più totale contro Israele nei suoi mass-media, nelle moschee, nel sistema scolastico non verrà cacciata dal pubblico palestinese finché gran parte di quel pubblico resterà impantanato nell’indottrinamento che inculca il vittimismo permanente, che rifiuta di riconoscere anche solo un granello di ragione alle rivendicazioni di sovranità d’Israele, che esalta le virtù della violenza e della morte. Anzi, la legittimazione, diffusamente percepita, per tale virulenza può solo esacerbare l’attuale tendenza.
Ciò che la comunità internazionale dovrebbe fare è manifestare ripugnanza per i lanci di missili e per le altre forme di violenza e di istigazione all’odio, evitare la leadership palestinese che le incoraggia, sostenendo invece con energia le flebili voci di moderazione e programmi educativi che contribuiscano a costruire la prospettiva di un cambiamento di mentalità fra i palestinesi.
La strategia dei jihadisti islamisti, versione aggiornata degli sforzi nemici di distruggere questo paese, è quella di demoralizzarci e spargere il sangue dei nostri cittadini tanto a lungo da farci smantellare il nostro stesso paese, e i pilastri della nostra fiducia in noi stessi, fino a consegnarci quietamente sotto un califfato di Hamas o Hezbollah (o su una nave diretta in Polonia, nella versione iraniana del progetto).
Ma gli israeliani non stanno affatto facendo i bagagli. Sotto Ehud Barak, Ariel Sharon e ora Ehud Olmert, abbiamo cercato in tutti i modi di separarci dai palestinesi. Ma ciò che i funesti attacchi di missili dalla striscia di Gaza, ispirati da Hamas, ormai dovrebbero aver chiarito a tutti è che anche un territorio ripulito della presenza israeliana fino all’ultima traccia non basta a saziare le pretese degli islamisti - i quali drammaticamente costituiscono la dirigenza parlamentare liberamente eletta dalla popolazione palestinese, e i soli fatali dominatori sulla striscia di Gaza.
La tenacia e l’ oggettiva preparazione della Clinton fermano l’onda lunga di Obama che e’ sempre in difficolta’ nei grandi stati dove il door to door e la forza del passaparola perdono incisivita’.E’ il confronto tra 2 grandi visioni democratiche:
La prima di Hillary basata sulla delega al partito ,la seconda di Obama basata sulla partecipazione personale alla vita politica.Credo che la visionarieta’ di Obama stia proprio nell’aver anticipato i tempi,mi spiego:
Credo che le mutate condizioni economiche dell’Occidente nei prossimi decenni ci potrebbero costringere proprio ad una diretta partecipazione alla vita politica e sociale con forme anche mutualistiche,come unica alternativa a direttòri populisti.
Forse ne noi ne gli americani siamo ancora pronti ad uscire dalle nostre relative sicurezze(che nonostante siano messe in discussione ci rendono ancora dei privilegiati rispetto alla gran parte della popolazione dei paesi produttivi mondiali) e credere davvero che il futuro e’ nelle nostre mani.In tal senso sarebbe utile ricordare quei giovani quegli studenti quegli operai quegli intellettuali,politici scrittori parroci quelle donne quei figli che nel 1945 conquistarono per noi la liberta’:non come santini ideologici ma come esempi di qualcosa da cui nulla ci puo’ garantire se non noi stessi,le nostre scelte,i nostri ideali,il nostro impegno e soli in ultima analisi il nostro voto.