Roma anima nera

Maggio 28, 2008

Tre episodi emergono dall’anima di Roma.

i 2 giovani uccisi sullo scooter dalla violenza di un ultra laziale che guidava a folle velocita’ e senza patente,

il raid di Domenica contro i negozi degli immigrati al Pigneto

la squadraccia fascista alla Sapienza di ieri con coltelli.

Aggressioni e violenza,fascismo di fatto e di nome.e non pensiamo che qui a Milano di essere immuni e’ solo questione di tempo,3 o 4anni e sara’ lo stesso anche qui,basta guardare i voti che ha preso la Destra alla Camera a Milano il 50%in piu’ che al Senato,ovvero almeno 1terzo degli elettori della Destra ha meno di 25anni.Questo significa che tra poco avranno di nuovo la base,una base pronta ad agire che ben manovrata da trentenni che si son costruti altari e troni con le gesta negli stadi,lo spaccio di droga,il riconoscimento della criminalita’ organizzata(a Milano Ndrangheta) e la connivenza con cui  questi trentenni sanno anche garantire pure il lavoro tramite cooperative come per esempio l’inchiesta della magistratura ha svelato all’ortomercato.Quindi non stupiamoci se avverra’ l’anno prossimo o tra 6 mesi.La politica la passione politica potra’ essere il valido surrogato per il carovita e la crisi dei mutui che ci aspetta.Troveranno 20-25enni pronti a menare le mani a bruciare a spaccare.E troveranno anche i giusti referenti politici benevoli se pensiamo che Fidanza An pare sia stato fotografato alla testa del corteo che tento’ di assaltare il commissariato di Via Novara.E allora che fare?

Mettiamo Azione Giovani sotto la lente di ingrandimento non lasciamo correre nulla e’ li’ la scuola,l’intellighenzia che trovera’ poi Braccia e Coraggio a Quarto,alla Barona e  a Baggio.

Mettiamo poi nel mirino la violenza che dilaga,e iniziamo non piu’ a parlare di sicurezza e immigrazione ma di Violenza che e’ il nome appropriato.


Vedi Napoli e poi muori

Maggio 15, 2008

Orrore a Napoli,chissa’ il signore coi baffi in questo video sa che il sogno oscuro delle genti del nord e’ fare lo stesso con Napoli citta’..prima i Rom e poi i Terroni che non fanno la differenziata,il sogno oscuro dei Vicini di Erba,il sogno oscuro di questi esultanti davanti al fuoco e all’inferno.Questo filmato mette amarezza.mette malavoglia mette disamore.Inchioda la coscienza a riflettere,obbliga la politica non piu’ ad auspicare ma a fare.

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09-05-2008 - Intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del “Giorno della memoria” dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice

Maggio 10, 2008

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
IN OCCASIONE DEL
“GIORNO DELLA MEMORIA DEDICATO
ALLE VITTIME DEL TERRORISMO E DELLE STRAGI DI TALE MATRICE”

Palazzo del Quirinale, 9 maggio 2008

Questo è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l’Italia da tempo doveva alle vittime del terrorismo. E’ il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana che l’Italia sempre deve alle loro famiglie. Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in anni tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere.
Parlo del terrorismo serpeggiante in Italia a partire dalla fine degli anni ‘60, e infine esploso come estrema degenerazione della violenza politica ; parlo delle stragi di quella matrice e della lunga trama degli attentati, degli assassinii, dei ferimenti che insanguinarono le nostre città. L’obbiettivo che i gruppi terroristici così perseguivano era quello della destabilizzazione e del rovesciamento dell’ordine costituzionale. Dedichiamo l’incontro di oggi in Quirinale alle vittime di quell’attacco armato alla Repubblica, che seminò ferocemente lutto e dolore.
Sappiamo che nell’istituire, un anno fa, questo “Giorno della memoria” il Parlamento ha raccolto diverse proposte, comprese quelle rivolte a onorare gli italiani, militari e civili, caduti in anni recenti nel contesto delle missioni in cui il nostro paese è impegnato a sostegno della pace e contro il terrorismo internazionale, nemico insidioso capace di colpire anche a casa nostra. Alla loro memoria rinnovo l’omaggio riconoscente delle istituzioni repubblicane e della nazione. Sono certo che anche al loro sacrificio si rivolgerà pubblico omaggio nelle manifestazioni e negli incontri cui darà luogo ovunque la celebrazione del “Giorno della memoria”.
E colgo l’occasione per ricordare anche le vittime causate da fatti di diversa natura, dal disastro di Ustica all’intrigo delittuoso della Uno Bianca, ai caduti nell’adempimento del loro dovere e ai semplici cittadini, uomini e donne, che hanno perso la vita in torbide circostanze, su cui non sempre si è riusciti a fare pienamente chiarezza e giustizia. Più in generale, mi inchino a tutti i caduti per la Patria, per la libertà e per la legalità democratica, e dunque - come dimenticarle ! - alle tante vittime della mafia e della criminalità organizzata.
Ma sottolineo nuovamente la specificità delle vicende del terrorismo italiano, e l’esigenza di colmare vuoti e carenze nell’iniziativa dello Stato democratico, nell’impegno della comunità nazionale, che esigeva ed esige il ricordo di quelle vicende e delle loro vittime.
I momenti di solenne riconoscimento non sono mancati : come con il conferimento di medaglie d’oro, da parte del Presidente Ciampi, alla memoria di alcune figure rappresentative del sacrificio di molti negli “anni di piombo”. Ma era a lungo mancato un riconoscimento collettivo e proiettato nel futuro come quello deciso dal Parlamento con la legge istitutiva del “Giorno della memoria”.
E con la pubblicazione che oggi vede la luce abbiamo cercato di abbracciare in un comune ricordo ed omaggio - salvo possibili, involontarie omissioni o imprecisioni, di cui ci scusiamo - tutte le vittime della violenza politica armata, del terrorismo organizzato e rivolto a fini eversivi. Non si possono sfogliare quelle pagine senza provare profonda commozione e profondo sgomento. Abbiamo cercato di restituire, di consegnare alla memoria degli italiani, l’immagine - i volti, i percorsi di vita e di morte - di tutte le vittime.
I percorsi di vita, innanzitutto : perché non è accettabile che quegli uomini siano ricordati solo come vittime, e non come persone, che hanno vissuto, hanno avuto i loro affetti, il loro lavoro, il loro posto nella società, prima di cadere per mano criminale. Le ricordiamo tutte, come vittime e come persone, dalle più note ed illustri alle più modeste, facilmente rimaste più in ombra. Tutte, qualunque fosse la loro collocazione politica e qualunque fosse l’ispirazione politica di chi aggrediva e colpiva.
Vorrei che voi, mogli, figli, genitori, famigliari dei caduti, sentiste anche questa nostra particolare iniziativa come gesto di riparazione e di partecipe vicinanza per quello che avete sofferto, per il dolore di perdite irreparabili e poi per il dolore di una solitudine, di una disattenzione, che vi ha fatto temere di essere come dimenticati insieme con i vostri cari. Non può essere, non deve essere così. E’ l’impegno che oggi prendiamo.
La scelta della data per il “Giorno della memoria” è caduta per validi motivi sull’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro. Perché se nel periodo da noi complessivamente considerato, si sono incrociate per qualche tempo diverse trame eversive, da un lato di destra neofascista e di impronta reazionaria, con connivenze anche in seno ad apparati dello Stato, dall’altro lato di sinistra estremista e rivoluzionaria, non c’è dubbio che dominanti siano ben presto diventate queste ultime, col dilagare del terrorismo delle Brigate Rosse. E il bersaglio più alto e significativo che esso abbia raggiunto è stato il Presidente della Democrazia Cristiana, sequestrato, tenuto prigioniero per quasi due mesi e infine con decisione spietata ucciso.
Fu, in quel 16 marzo 1978, centrato dalle Brigate Rosse un obbiettivo forse impensabile, per il grado di organizzazione e il livello di audacia che comportava, ma non imprevedibile, dato il ruolo evidente e incontestabile di Moro nella vita politica nazionale, nella fase critica e cruciale che essa stava attraversando. Non si scelse un obbiettivo simbolico ; si decise di colpire il perno principale del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia repubblicana.
Imprevedibili erano stati, e sarebbero stati ancora dopo, molti altri bersagli colpiti dalle Brigate Rosse con cieco furore ideologico : studiosi, magistrati, avvocati, giornalisti, amministratori locali, dirigenti d’azienda, commercianti, rappresentanti dei lavoratori, militari, uomini delle forze dell’ordine, e altri ancora, in una successione casuale e non facilmente immaginabile. Una successione perciò incalzante e angosciosa, che mirava a dare il senso dell’impotenza dello Stato, del vacillare delle istituzioni e della convivenza civile.
In Moro i terroristi individuarono il nemico più consapevole, che aveva più di chiunque colto - nel ‘68 - quel che si muoveva e premeva nella società, la crisi dei vecchi equilibri politici, il travaglio e la domanda di rinnovamento delle nuove generazioni, e quindi - nel maggio ‘77 - aveva lanciato l’estremo allarme. Ci si trovava, così disse, dinanzi a “manifestazioni di violenza” che avevano “uno sfondo ideologico” e si collocavano “tra la lotta politica e la lotta armata” ; di qui l’”apprensione per il logoramento” cui erano “sottoposte le istituzioni e le stesse grandi correnti ideali che credono nella democrazia”. Egli non dubitava dell’”esito finale” del confronto tra le istituzioni democratiche, tra le forze democratiche e le forze che conducevano “un così grave attacco portato nel cuore dello Stato”, ma era cosciente della durezza della prova, dell’”alto costo” e delle “distorsioni” che poteva comportare.
Per quel che egli rappresentava storicamente - nella lunga vicenda della costruzione democratica e della lotta politica in Italia - e per quel che contava in quel momento come punto di riferimento ai fini di una risposta concorde all’offensiva terroristica e di una sapiente tessitura volta a rinnovare e consolidare la democrazia nel nostro paese, il Presidente della Democrazia Cristiana divenne la vittima designata, da catturare anche a costo dell’efferato sterminio della sua scorta -, dei suoi “compagni di viaggio”,- nell’agguato di via Fani, e fu quindi a lungo ristretto in una condizione fisica disumana, e sottoposto a una tremenda violenza psicologica.
Si sono di recente pubblicate attente ricostruzioni di quei fatti e analisi penetranti degli svolgimenti di una così inaudita e sconvolgente vicenda, dei comportamenti di tutti coloro che ne furono i diversi attori. Ma non è in questa sede e non è da parte mia che si possono esprimere giudizi conclusivi. Si può solo invitare - trent’anni dopo - alla riflessione profonda e dolorosa, alla ricerca non ancora conclusa, che anche questi nuovi contributi di osservatori e studiosi sollecitano ; possiamo solo inchinarci con rispetto e commozione dinanzi alla tragedia vissuta trent’anni orsono da un grande protagonista della storia democratica dell’Italia repubblicana, dinanzi allo sforzo intellettuale e politico da lui dispiegato in uno stato di cattività esposto a continue pressioni e manipolazioni. Possiamo solo inchinarci dinanzi al suo tormento umanissimo, consegnato a lettere di straordinaria intensità per carica affettiva e morale.
Fu tragedia non solo di un uomo, ma di un paese, di questa Italia che un grande maestro, Norberto Bobbio, volle ricordarci, dinanzi a simili eventi, essere, appunto, “un paese tragico”.
Ci sarà ugualmente da riflettere ancora e a fondo -anche se molto si è lavorato, anche di recente, su questi temi - sulla genesi e sulla fisionomia dei fenomeni di stragismo e terrorismo politico di cui è stata teatro l’Italia : su come siano nati e via via cresciuti, su quali ne siano state le radici, i punti di forza, le ideologie e strategie di supporto. E c’è da augurarsi che si riesca ancora a indagare, anche in sede giudiziaria, su singoli fatti di devastante portata : che si riesca ad accertare pienamente la verità, come chiedono le Associazioni delle famiglie delle vittime.
Quel che più conta, tuttavia, è scongiurare ogni rischio di rimozione di una così sconvolgente esperienza vissuta dal paese, per poter prevenire ogni pericolo di riproduzione di quei fenomeni che sono tanto costati alla democrazia e agli italiani. In effetti abbiamo visto negli ultimi anni il riaffiorare del terrorismo, attraverso la stessa sigla delle Brigate Rosse, nella stessa aberrante logica, su scala, è vero, ben più ridotta ma pur sempre a prezzo di nuovi lutti e di nuove tensioni. Si hanno ancora segni di reviviscenza del più datato e rozzo ideologismo comunista, per quanto negli scorsi decenni quel disegno rivoluzionario sia naufragato insieme con la sconfitta del terrorismo, mostrando tutto il suo delirante velleitarismo, la sua incapacità di esprimere un’alternativa allo Stato democratico. E se vediamo nel contempo - come li stiamo vedendo - segni di reviviscenza addirittura di un ideologismo e simbolismo neo-nazista, dobbiamo saper cogliere il dato che accomuna fenomeni pur diversi ed opposti : il dato della intolleranza e della violenza politica, dell’esercizio arbitrario della forza, del ricorso all’azione criminale per colpire il nemico e non meno brutalmente il diverso, per sfidare lo Stato democratico. Occorre opporre a questo pericoloso fermentare di rigurgiti terroristici la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale, religiosa, delle regole democratiche, dei principi, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana. E occorre ribadire e rafforzare, senza ambiguità, un limite assoluto, da non oltrepassare qualunque motivazione si possa invocare : il limite del rispetto della legalità, non essendo tollerabile che anche muovendo da iniziative di libero dissenso e contestazione si varchi il confine che le separa da un illegalismo sistematico e aggressivo.
Lo Stato repubblicano non può abbassare la guardia, dopo aver fatto fronte allo stragismo e aver sconfitto il terrorismo dilagante degli scorsi decenni. Lo ha sconfitto dopo aver subíto colpi molto duri - più di qualsiasi altro il sequestro di Aldo Moro, lo sterminio della sua scorta e infine la sua feroce soppressione ; lo ha sconfitto restando sul terreno della democrazia e dello Stato di diritto, e senza concedere alle Brigate Rosse il riconoscimento politico di controparte in guerra che esse pretendevano.
Bisogna rendere omaggio a quanti si sono battuti con tenacia fino a cogliere successi decisivi : a quanti vi hanno contribuito nel campo delle forze politiche - in seno al governo e in Parlamento - nel mondo sociale e culturale, e con coraggio, in prima linea, anche a rischio della vita, nella magistratura e nelle forze dell’ordine.
La prova è stata ardua, terribilmente dolorosa, e non può considerarsi del tutto conclusa, o conclusa una volta per tutte. Di qui l’appello alla vigilanza e alla severità.
Per nessuno la prova è stata così dura come per i famigliari delle vittime. E la prova più alta - lo ha detto con parole bellissime nel suo libro Mario Calabresi - è stata quella di far crescere i figli liberi dal rancore e dall’odio, di “scommettere tutto sull’amore per la vita”, di guardare avanti “nel rispetto della memoria”. Purtroppo questo rispetto è spesso mancato, e proprio da parte di responsabili delle azioni terroristiche.
D’altronde, non pochi tra loro sono rimasti reticenti, anche in sede giudiziaria, e sul piano politico hanno ammesso errori e preso atto della sconfitta del loro disegno, ma non riconoscendo esplicitamente la ingiustificabile natura criminale dell’attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori. Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario, si è mostrato in tutti i casi generoso : ma dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni. Mi ha colpito e indignato leggere giorni fa l’intervista di un ex brigatista, lo stesso che un anno fa raccontò con agghiacciante freddezza come aveva ammazzato Carlo Casalegno e che ora ha detto di provare “rammarico per i famigliari delle vittime delle BR”, ma aggiungendo di aver dato per scontato che “quando si fanno azioni di un certo tipo” accade di “dare dei dispiaceri ad altri”. No, non dovrebbero esserci tribune per simili figuri.
Chi abbia regolato i propri conti con la giustizia, ha il diritto di reinserirsi nella società, ma con discrezione e misura e mai dimenticando le sue responsabilità morali anche se non più penali. Così come non dovrebbero dimenticare le loro responsabilità morali tutti quanti abbiano contribuito a teorizzazioni aberranti e a campagne di odio e di violenza da cui sono scaturite le peggiori azioni terroristiche, o abbiano offerto al terrorismo motivazioni, attenuanti, coperture e indulgenze fatali.
Queste sono le ragioni per cui si doveva e si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica, ma a chi l’ha subita, a chi ne ha avuto la vita spezzata, ai famigliari delle vittime e anche a quanti sono stati colpiti, feriti, sopravvivendo ma restando per sempre invalidati. Si deve dar voce a racconti di verità sugli “anni di piombo”, ricordando quelle terribili vicende come sono state vissute dalla parte della legge e dello Stato democratico, dalla parte di un’umanità dolorante. E a questa parte, ai famigliari delle vittime, a tutti i colpiti dallo stragismo e dal terrorismo lo Stato deve restare vicino, anche garantendo l’attuazione di leggi come quella del 2004. Solo così, con questo rispetto per la memoria e con questa vicinanza alle persone che hanno sofferto, si potrà rendere davvero omaggio al sacrificio di tanti. E’ qui il significato del 9 maggio “Giorno della memoria” che oggi insieme celebriamo.

http://www.quirinale.it/presidente/video/videoquir/popvideo_2008_05_09.htm

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Ucciso per strada a Verona

Maggio 6, 2008

Fini paragona l’omicidio perpretato da 5 neofascisti(perche’ chiamarli naziskin se nessuno di loro lo e’,forse per richiamarci che e’ un fenomeno vecchio gia’ contenuto in passato?quando e’ invece un fenomeno nuovo con la violenza che si credeva confinata negli stadi del mondo Ultras che invece sconfina e uccide nel centro di una ricca citta’ del nord)al rogo delle 3bandiere davanti alla fiera del libro di Torino,dimenticandosi che in un caso ce’ un reato con una vittima e nell’altro un reato simbolico senza vittima:Raggiunta l’ambita poltrona Fini si dimentica delle vittime di cui si’ e’ fatto per anni paladino a parole,si dimentica dellla gente costretta a subire continue violenze dai luoghi di lavoro al traffico e si mette a fare la politica dei massimi sistemi.oh Fini,Fini la liberta’ non la si difende nei salotti.


Nostro grande caro Pd

Maggio 4, 2008

Nostro grande caro Pd

Il nostro grande caro Pd,ha perso certo.Analizzando e’ stato attaccato da Sinistra perche’ troppo centrista,dai cattolici perche’ troppo laico dai laci perche’ troppo cattolico,da destra perche’ troppo comunista,dai giustizialisti perche’ troppo garantista,da Grillo perche’ la casta e poi dal suo interno perche’ troppo moderato e dai sindacati perche’ troppo innovativo etc etc.Nonostante questo un terzo del paese ci ha capito e credo che a differenza di altri chi ci ha votato era convinto della bonta’ della nostra proposta.Non un voto ideologico anzi.Addirittura penso che il 3%della sinistra arcobaleno era in buona parte del nostro vecchio elettorato scontento.Un voto per governare quindi.Quindi vediamo come Berlusconi e’ arrivato lui si’ a governare mantenendo la promessa almeno di vincere con 10punti di distacco:la risposta e’ Alleanze:

Al nord la Lega,al centro An,al Sud Mpa e l’Italia a Lui.

Ora dobbiamo pensare all’europee che sara’ il vero trampolino di lancio verso le regionali:

Bello sarebbe proporre un portavoce nel simbolo un po’ come Veltroni,Bypassando quindi il sistema proporzionale e per scegliere indire le primarie diverse pero’ da quelle del 14ottobre,ovvero aprendole ai vari candidati radicali socialisti grillisti dipietristi e verdi.Addirittura permettendo in quell’occasione a quella parte di sx arcobaleno rappresentata da Bertinotti che sicuramente fuoriuscira’ da Rifondazione,di partecipare alle nostre primarie.UQesto perche’ ormai il Pd e’ nato e non e’ piu’ la somma di 2partiti ma e’ di fatto un partito nuovo che si deve candidare a rappresentare e ‘contenere’ tutte le spinte e le forze presenti nel centrosinistra tranne quelle conservatrici(rizzo,ferrero e co.).Una scelta di questo tipo permetterebbe di evitare la tentazione dei piccolini di contarsi e che per noi comporterebbe sicuramente una fuoriuscita di voti identitari che invece devono stare con noi e contribuire alla formazione di questo nostro grande partito plurale.In piu’ chiuderebbe la porta ai nostalgici alla Vincenzo Vita che vorrebbero polarizzare l’attenzione su di se’ spingendo sul partito identitario,vera sciagura come si vede dai risultati del paese piu’ avanzato d’Europa(Uk) dove i Laburisti hanno fatto un balzo indietro indicando chiaramente anche la fine della terza via Blairiana,un risultato che ci deve fare allontanare da tentazioni identitarie socialdemocratiche ma anche da tentazioni moderniste di riformismo europeo che tranne in Spagna sta perdendo ovunque,ed invece devono spingerci a valutare il nostro partito democratico senza la consueta(in ue)dizione socialdemocratica,come la vera novita’ dello scenario europeo.Vera novita’ perche’ chi nasce dopo a differenza di quanto ci suggerirebbe tutta la cultura (conservatrice ALDILA’ degli schieramenti) europea,forse puo’ portare qualche miglioramento all’esistente senza doversi sentire obbligato ad appartenere a grandi famiglie,che come le famiglie nella verita’ pratica del nostro esistere sono comode prigioni.

Avere quindi il coraggio di aprire una via inedita,riempirci di un pragmatismo che tutti gli europei si attendono dalla politica abbandonando gli steccati e i paletti che qualsiasi ideologia(liberale,cattolica o socialista)ci ha posto fino ora.

Per esempio all’elettore del Pd del NordItalia quale male viene dal Federalismo fiscale?Al lavoratore quale male viene dalla detassazione degli straordinari?Le gabbie salariali potrebbero risolvere il problema occupazionale e del nero al sud?

Se a queste risposte sappremo dare una risposta che non richiami ad una ragione morale ma ad una ragione pratica il nostro successo alle regionali del2010 sara’ assicurato.E una volta compreso che gli elettori hanno bisogno piu’ di risposte che di ideali potremo anche ripensare al sistema di Alleanze che potrebbe farci governare(come e’ il nostro scopo senza il quale perdiamo di senso)alle prossime politiche:Essendo riusciti ad attirare nella nostra orbita stabilmente quel satellite che e’ la cultura laica,radicale,liberalsocialista che comprende anche Bertinotti potremo senza dubbi seguire lo schema di Berlusconi alleandoci a nord con la Lega al centro con Di Pietro e a Sud con l’udc,con la coscienza che un partito del 35%e passa ha tutta la possibilita’ di imperniare su di se’ l’opera di governo concordando con le forze minoritarie o territoriali un programma del fare,fortemente incentrato su poche tematiche,senza paura di sporcarsi le mani per risolvere i problemi che democraticamente la folla degli elettori ha portato alla ribalta.Non fare questo in questa maniera o in altra potrebbe significare tradire il nostro scopo che e’ nel nostro nome ovvero di servitori della Democrazia,come tutti gli elettori ci hanno chiesto scegliendo la democrazia piuttosto che la tecnocrazia dei Padoa Schioppa e Visco,archiviando definitivamente il tassa e spendi(anche se socialmente equo).